crisi...nelle attività di base? Parliamone...
Il sistema calcistico italiano sta attraversando una crisi senza precedenti, profonda e complessa. L'evidenza più lampante sono i fallimenti della nostra Nazionale: due mancate qualificazioni ai Mondiali consecutive e l'incertezza che grava sulla prossima partecipazione.
Parallelamente, uno sguardo al mondo professionistico rivela un dato di fatto inconfutabile: nelle formazioni titolari delle squadre di Serie A, dai club più blasonati a quelli meno rappresentativi, la media è di nove giocatori stranieri su undici. E tengo a precisare: mi riferisco ad acquisti esteri non sempre performanti.
Mi chiedo: come può il calcio italiano migliorare la sua qualità se manca lo spazio per i giovani talenti? A ciò si aggiunge una diffusa e radicata "paura", presente anche tra i dilettanti, di far esordire i giovani, nel timore di "bruciarli". La mia esperienza mi ha insegnato il contrario: per favorire la crescita e la consapevolezza di un giocatore, bisogna semplicemente scommettere su di lui e farlo giocare.
È innegabile che il vertice – il mondo professionistico – dipenda direttamente da ciò che esprime la base, ovvero il sistema dilettantistico. Purtroppo, da molti anni a questa parte, anche il mondo dilettantistico ha intrapreso, consapevolmente o meno, una direzione diversa. Spesso, troppo spesso, persino nei settori giovanili, l'unico obiettivo è il risultato a ogni costo, a scapito della formazione: sia essa calcistica che umana. Si tende elegantemente a evitare l'allenamento con intenzioni educative, persino nelle attività di base. Si segue il principio del "qui ed ora", ossia la ricerca di risultati immediati.
Questa filosofia, che porta a far giocare sempre gli stessi atleti per ottenere vittorie rapide e introduce inevitabilmente tante pressioni, ha generato una reazione uguale e contraria nelle attività di base ed è una delle cause del fenomeno socio-sportivo del drop out. L'abbandono precoce dello sport e, in generale, l'accorciamento della carriera sportiva che coinvolge anche il calcio, è un problema sociale e sportivo che si sta allargando ad altre discipline.
In questo contesto, nel calcio dilettantistico è frequente imbattersi in tecnici poco aggiornati che ricorrono a metodi autoritari basati sul superato schema "dovere e colpa". Questo approccio, oltre a essere obsoleto, è dannoso, specialmente con le nuove generazioni.
L'idea che un giocatore debba eseguire ciecamente gli ordini e vivere ogni errore come una colpa inibisce la creatività, un elemento essenziale del gioco. Il calcio richiede quella "trasgressione creativa autonoma" che andrebbe incentivata con libertà, non soffocata come capita spesso.
Chi allena i giovani ha una responsabilità enorme che va ben oltre il campo: quella di guidarli nella loro crescita personale. Lo sport è uno straordinario mezzo per trasmettere onestà e autenticità, ma troppo spesso, anche nelle categorie di base, questi valori vengono oscurati dall'ossessione per il risultato o dalla caccia al talento a tutti i costi. Come educatori, dobbiamo cambiare rotta: basta insegnare ai ragazzi che ogni partita è una 'battaglia'. Dobbiamo invece rimettere al centro l'inclusione e il divertimento, programmando allenamenti e partite con metodo, che facciano amare lo sport a tutti, nessuno escluso."
Tornando allo schema "dovere e colpa", che ha dominato i decenni passati, oggi non è più efficace. Con le nuove generazioni, la strada vincente è la "consapevolezza". Capire questa evoluzione è, purtroppo, ancora un problema per molti tecnici del settore dilettantistico e non solo. Resta il fatto che noi mister, e non mi riferisco solo al calcio, siamo responsabili del cittadino di domani.
Lo sport, in questo momento, dovrebbe accompagnare la crescita di ogni ragazzo. Qualche volta si sostituisce e aiuta la famiglia. È, per i giovani un "salvagente", un'isola felice in cui il giovane riesce a esprimersi liberamente e, vivendo la squadra e giocando, si realizza, si completa, cresce in modo equilibrato e supera indenne ostacoli come la sconfitta e l'errore, a condizione di essere ben guidato!
Grazie
MisterEzio



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