È importante sottolineare che, durante le partite, il mister introduce un secondo pallone solo se quello uscito si trova troppo lontano dal campo. In tutti gli altri casi, le rimesse laterali o dal fondo seguonole regole normali di gioco. Un ulteriore regola introdotta verso la fine del riscaldamento stabilisce che, se il pallone esce lateralmente dal campo, la rimessa spetta alla squadra che riesce per prima a recuperarlo, sorprendendo così gli avversari. Questa regola contribuisce a rendere il gioco ancora più dinamico e a incrementare il ritmo. Per rendere la sessione più coinvolgente e dinamica, all'inizio vengono introdotti vincoli particolari: ad esempio, i giocatori, durante la partita, devono tenere le braccia incrociate dietro la schiena oppure mantenere le braccia all'interno della casacca, tenendole lungo i fianchi. Questi vincoli creano un leggero squilibrio motorio, costringendo i partecipanti a concentrarsi sulla stabilità mentre controllano la palla. In questa fase, il ritmo rimane moderato per favorire un adattamento progressivo ed equilibrato. Successivamente, i vincoli vengono rimossi e si introduce una nuova regola: il recupero del possesso palla deve avvenire tramite solo pressione, intercettando la traiettoria della palla senza contatti fisici o pressing aggressivo.
Questa progressione permette un aumento del movimento senza palla: alternando fasi a intensità media con picchi più elevati, favorendo i giocatori a prepararsi al meglio per la sessione di allenamento successiva. Nell'ultima fase, si reintroduce la possibilità di effettuare pressing, tornando alle regole standard.
D'ora in avanti, l'allenatore (o "il mister") si posiziona al centro dei due campi per offrire feedback diretti e progressivi, combinando incoraggiamenti e rinforzi con un tono vivace e coinvolgente. Questo atteggiamento mira a stimolare i giocatori a mantenere un ritmo intenso e un impegno continuo durante le successive partite a ranghi e spazi variabili.
Il suo intervento è sempre mirato e preciso, con l'obiettivo di aumentare il ritmo, la concentrazione e l'intensità complessiva del gioco. Per elevare ulteriormente il livello del movimento senza palla e l'intensità dello sviluppo del gioco, quando il pallone esce significativamente dal rettangolo di gioco, è l'allenatore stesso a rimetterne immediatamente in campo un secondo, gestendo la posizione e la modalità della rimessa per agevolare le transizioni.
Un altro vincolo da inserire è che, se il pallone esce nelle immediate vicinanze del rettangolo di gioco, la rimessa laterale deve essere eseguita entro un massimo di 5 secondi."
Mi rivolgo in particolare ai dilettanti. Solitamente, le squadre delle attività di base si allenano due, massimo tre volte alla settimana. In questo lasso di tempo limitato, è fondamentale fornire quanti più input, conoscenze e informazioni possibili che siano direttamente connessi all'essenza del gioco. L'obiettivo è permettere al giocatore di comprendere a fondo le dinamiche, le azioni e lo sviluppo della partita.
Vale quindi il principio: "chi ben comincia è a metà dell'opera". Il tempo a disposizione deve essere ottimizzato ed evitato lo spreco con esercizi ripetitivi e meccanici. Qualsiasi programmazione deve avere un'utilità e una connessione diretta e concreta con la partita reale. Per me non ha senso essere i più forti fisicamente, e i più resistenti. Ha senso solo essere capaci di comprendere in anticipo lo sviluppo del gioco, saper cosa fare durante una azione, cosa decidere, e riuscire a confrontarsi con successo con l'avversario. Questo significa che la seduta deve essere l'interazione tra componente fisica -motoria, tecnica,tattica e psicologica.
Spesso, durante gli allenamenti, vedo molti allenatori che assistono alla seduta a margine del campo, con le mani in tasca. Credo invece che fin dall'inizio dell'allenamento, il mister debba essere attivo, vivace e proattivo, fornendo continuamente suggerimenti e stimolando i giocatori con domande.
La mia domanda preferita è "perché?". Non la pongo per sottolineare un errore, ma al contrario, per avviare una comunicazione che dimostri l'esistenza di molteplici possibilità. È fondamentale ricordare che il calcio è un gioco imprevedibile e nessuno detiene risposte definitive.
L'allenatore deve inviare immediatamente "rinforzi" e incoraggiamenti, aumentando gradualmente ed entusiasticamente il tono della voce e la partecipazione. La comunicazione del mister è contagiosa e, di conseguenza, egli è responsabile della sua condotta, in particolare nelle attività di base.
Per l'allenatore è fondamentale osservare e analizzare lo svolgimento della seduta, verificando che siano presenti e costanti l'impegno, l'intensità e la partecipazione di tutti i giocatori.
Riflessioni:
Il metodo che propongo ha il focus nelle situazioni e in particolare nelle PRSV (partite a ranghi e spazi variabili), sviluppa sinergicamente le capacità fisiche condizionali, motorie coordinative e le abilità tecniche tattati fino a quelle psicologiche, per costruire la resistenza necessaria a sostenere elevate intensità per periodi prolungati. In questo processo l'allenatore assume un ruolo centrale come ago della bilancia: attraverso l'inserimento nelle situazioni di regole e vincoli specifici e un coinvolgimento energico, egli monitora costantemente i parametri della intensità che deve rimanere alta per evitare il sotto-allenamento e ricercare picchi prestativi elevati. Oltre alla misurazione della frequenza cardiaca, il mister utilizza l'osservazione diretta per valutare le reazioni emotive e l'adattamento psico fisico degli atleti agli stimoli. La direzione principale delle situazioni deve prevedere una transizione fluida dal gioco intermittente a quello continuo, sollecitando il passaggio dal regime aerobico a quello anaerobico attraverso variazioni improvvise e imprevedibili che obbligano l'atleta, durante la situazione, a gestire l'affaticamento e le scorie di lattato nei momenti di bassa intensità, recupero agevolato dal carattere intermittente del gioco in partita. Per massimizzare la funzionalità e l'apprendimento specifico delle abilità e delle capacità prestative, è fondamentale mantenere il ritmo ed estremizzare le condizioni della prestazione reale, immergendo il giocatore nel suo ambiente naturale.Tale dinamismo manca negli esercizi automatizzati e schematici che, risultando chiusi e prevedibili, appaiono privi di 'anima' e coinvolgimento emotivo. Si discute spesso, e giustamente, di come raggiungere la massima intensità fisica attraverso allenamenti specifici, cercando di mantenerla il più a lungo possibile durante la partita.
È un ragionamento logico che non fa una piega; tuttavia, spesso trascuriamo un dettaglio fondamentale: l’aspetto cognitivo-situazionale durante la seduta. A mio avviso, spesso la scarsa attenzione a questa componente è la causa di numerosi infortuni muscolari. Ritengo che, attualmente, le sedute di allenamento non garantiscano un'adeguata esposizione alle reali dinamiche di gioco, alle situazioni. Integrare maggiormente le situazioni di gioco nell'allenamento aiuterebbe a ridurre questi stop forzati per motivi fisici che, nel calcio moderno, hanno raggiunto numeri ormai fuori controllo, credo che molti infortuni muscolari derivino proprio da questa mancanza: dedicare più spazio alle situazioni di gioco reale durante la settimana permetterebbe di diminuire gli infortuni. Durante la partita, i movimenti e gli spostamenti sono naturali, fluidi, naturalmente estesi (“E’ l’obiettivo che regola il movimento”) e si adattano a un modello prevalentemente tattico-strategico e richiedono una elasticità e prontezza e una rapidità difficilmente ripetibile con gli esercizi.
In tal modo nelle situazioni, l'apprendimento fisico e tecnico avviene spontaneamente, riflettendo fedelmente i requisiti della partita. Considerando che l'incidenza degli infortuni è drasticamente superiore durante il match rispetto all'allenamento, con un rapporto che può toccare il 10 a 1, appare evidente che le strutture metodologiche tradizionali spesso non garantiscono una prevenzione efficace. Questo post e il mio metodo intendono dunque stimolare una riflessione critica, mettendo la “pulce nell'orecchio” a chi considera infallibili i metodi convenzionali.
Il metodo si fonda sul principio che l'avversario è un elemento cruciale che modella l'approccio didattico. Le sessioni, a partite dal riscaldamento, sono progettate per essere formative e strettamente legate alle situazioni di gioco reali, integrando le PRSV (Partite a ranghi e spazi variabili). A differenza dei metodi tradizionali, l'incertezza generata dalla presenza dell'avversario è considerata un'opportunità di apprendimento, il nucleo attorno al quale sono strutturati gli allenamenti. Le sedute si distinguono per alta intensità e ritmo di gioco, vivacità e la costante applicazione di regole e vincoli variabili, che stabilizzano l'incertezza tipica del gioco all'interno dell'allenamento situazionale-cognitivo.
Per capirci e per essere più chiaro la Repeated Sprint Ability (RSA) si riferisce alla capacità di un calciatore di sostenere attività anaerobiche massimali (sia alattacide che lattacide) con tempi di recupero relativamente brevi e parziale. Questo parametro influenza ovviamente il carico degli allenamenti, il cui obiettivo, come risaputo, è indurre modificazioni fisiologiche nell'organismo dell'atleta. Più precisamente, la RSA è la capacità di un atleta di eseguire sprint multipli e brevi (solitamente dai 3 ai 7 secondi), intervallati da periodi di recupero incompleto (meno di 60 secondi), senza subire un calo significativo delle prestazioni. È considerata una misura fondamentale della condizione atletica durante una partita.
Parliamo quindi di raggiungere una soglia elevata di allenamento aerobico e anaerobico, prettamente fisico. Tuttavia, un allenamento che potenzi unicamente la RSA risulterebbe poco utile se non fosse affiancato, in egual misura, dallo sviluppo delle conoscenze cognitive, per essere più chiari, mi riferisco al potenziamento del "bagaglio cognitivo". È fondamentale, in altre parole, saper cosa fare con il pallone o senza, subito dopo uno sprint, un contrasto o un confronto con l'avversario. Ed è proprio questa la novità del metodo proposto: permette di sfruttare appieno il rendimento atletico, allenando contestualmente e in modo integrato anche l'aspetto cognitivo ed emozionale del giocatore. In sintesi, ritengo che lo stato di forma ottimale si raggiunga allenando tutte le abilità e capacità specifiche della partita direttamente tramite situazioni di gioco.
Questo orientamento si discosta dai metodi tradizionali, i quali per anni hanno sostenuto che fosse sufficiente allenare specificamente le variabili fisiche e curare l'aspetto condizionale in modo sproporzionato, per ottenere intensità e durata, perdendo di vista l'essenza del tutto: il gioco stesso e la sua imprevedibilità.
A mio parere, questa convinzione ha causato numerosi infortuni muscolari, poiché gli esercizi analitici non riescono a riprodurre fedelmente le condizioni reali e imprevedibili del movimento. Secondo me allenare l'abilità motoria, le capacita fisico condizionale oltre ad essere sollecitate dal gioco stesso anche il recupero e regolato e automatizzato nei momenti e modi più opportuni e reali delle azioni.
Sarebbe opportuno invertire le priorità nelle sedute di allenamento: pur mantenendo richiami fisici specifici, l'allenamento dovrebbe essere impostato dedicando circa l'ottanta per cento del tempo a situazioni con avversario presente e almeno con una direzione di gioco.
Personalmente, negli ultimi anni ho dedicato il novanta per cento del tempo, durante le sedute, a queste situazioni, utilizzando vincoli e regole diverse per stimolare l'adattamento e ho avuto ottime risposte, miglioramenti e maggiore consapevolezza.
Si discute spesso, e giustamente, di come raggiungere la massima intensità fisica attraverso allenamenti specifici, cercando di mantenerla il più a lungo possibile durante la partita.
È un ragionamento logico che non fa una piega; tuttavia, spesso trascuriamo un dettaglio fondamentale: l’aspetto cognitivo-situazionale durante la seduta. A mio avviso, la scarsa attenzione a questa componente è la causa di numerosi infortuni muscolari. Integrare maggiormente le situazioni di gioco nell'allenamento aiuterebbe a ridurre questi stop fisici che, nel calcio moderno, hanno raggiunto numeri ormai fuori controllo, credo che molti infortuni muscolari derivino proprio da questa mancanza: dedicare più spazio alle situazioni di gioco reale durante la settimana permetterebbe di diminuire gli infortuni.
Durante la partita, i movimenti e gli spostamenti sono naturali, fluidi e si adattano a un modello prevalentemente tattico-strategico. L'avversario agisce come elemento di disturbo nello sviluppo dell'azione, e il calciatore è costantemente chiamato a percepire, anticipare, analizzare, valutare e decidere in tempi brevissimi. Tutto ciò avviene all'interno di un contesto tattico in continua evoluzione e con un esito imprevedibile. È innegabile che maggiore è l'abilità e la creatività posseduta dal giocatore, maggiori sono le sue garanzie di adattarsi e vincere il confronto con le difficoltà, sia tecniche che emotive, poste dall'avversario.
N.B. E' possibile trovare l'estensione dell'argomento trattato nel mio canale YOUTUBE
GRAZIE
MisterEzio.
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