Presidente....Grazie
Misterezio Lorenzi "ALLENARE LA PRESTAZIONE"
04/01/2026
Oggi è un giorno triste. È venuto a mancare Giuseppe Vitetta, storico Presidente dell'A.C. Agno. Se permettete, per me è stato "IL PRESIDENTE", così l'ho sempre chiamato.
Onestamente, non so da dove iniziare. Potrei banalmente dire che nel 1987 mi chiese di iniziare ad allenare. Devo a lui se ho scoperto il mio talento e se ho potuto coltivare la passione "di mister".
Ricordo che a 24 anni, dopo un brutto infortunio al ginocchio, non potei più giocare. Ammetto che non me l'aspettavo, ma con mia incredulità e sorpresa lui, anziché isolarmi, mi propose di allenare prima gli allievi e, a 27 anni, direttamente la prima squadra in Seconda Categoria. Mi regalò persino dei libri specifici per iniziare, una rarità per quei tempi. La sua fu una scelta coraggiosa ma consapevole, e gliene sarò sempre grato. Non nascondo che mi accompagnò nei primi anni, senza intrusioni; spesso, quando veniva alla partita, ci scambiavamo opinioni e altro.
Con l'A.C. Agno ho giocato dai pulcini alla prima squadra (in Seconda Categoria) sempre senza particolare stress o tensioni, ma con spirito disincantato. L'ambiente e il clima che ho respirato sia da giocatore che da allenatore sono difficilmente spiegabili. Anche da giocatore ho assistito a riunioni della società e solo ora capisco la portata e la modernità delle iniziative del "Presidente". Coinvolgeva e non escludeva nessuno. Furono anni di calcio ineguagliabili.
Il presidente non caricava di pressioni nessuno, né giocatori né allenatori, perché prima di tutto era una persona autorevole. Allenare in Seconda Categoria e affrontare ogni risultato serenamente era un privilegio, e ciò solo per merito suo e della sua persona. Per lui l'esonero non esisteva; forse è anche per questo che non siamo mai retrocessi. Giocare e allenare aveva un significato particolare: tutti si impegnavano, ma senza pressioni o aspettative esagerate. Giocatori e allenatori condividevano il clima sereno dell'ambiente, un'atmosfera che solo il suo modo di essere e di "stare" nella società poteva creare. Durante gli anni della sua lunga presidenza, il clima per un giocatore e per un allenatore era ideale per esprimersi al meglio.
In quegli anni ricordo che, in qualità di mister della prima squadra, partecipavo alle riunioni del consiglio direttivo. Tra dirigenti e accompagnatori, eravamo sempre oltre venti persone a ogni appuntamento, e ognuno aveva un compito ben preciso. Ero sempre invitato, e lo erano anche i giocatori, a prescindere dal risultato della domenica precedente, e nessuno mi faceva il terzo grado in caso di sconfitta; al contrario, ricevevo solo incoraggiamenti.
Quando giocavo nei giovanissimi e andavo a giocare a Vicenza con la rappresentativa, c'era sempre un dirigente che mi accompagnava; ricordo, tra gli altri, il papà di Roberto Soldà (ex Atalanta e Lazio). Ricordo anche che per autofinanziamento, noi giocatori delle squadre del settore giovanile, vendevamo i biglietti della lotteria fuori dalla chiesa (a S. Gaetano di Valdagno).
Ho allenato per oltre trent'anni e non ho mai più respirato un'aria familiare così forte, in cui i sani valori dello sport erano la priorità e andavano perseguiti al di là dei risultati, anzi, prima dei risultati. Ricordo che il presidente (c'era un accordo con il Valdagno - Marzotto) ci invitava, noi giocatori più piccoli, a fare i raccattapalle (nell'antistadio) sia durante le partite della nostra Seconda Categoria che quando giocava in casa il Valdagno - Marzotto.
Quando ero mister mi invitava spesso a partecipare a incontri o serate formative per ascoltare altri allenatori, e mi mandò anche a fare la prova di ammissione per prendere il patentino di mister, ma ero troppo giovane e inizialmente non riuscii a entrare.
Aveva la capacità di coinvolgere ex giocatori o amici a far parte della società. Seguiva in prima persona l'andamento delle squadre del settore giovanile e faceva, se necessario, anche interventi, sempre positivi, pacati e mai legati ai risultati. Io penso che per adempiere a certi incarichi, oltre alla passione, si debba essere persone autorevoli; lui lo era decisamente.
Per anni ho allenato in Seconda Categoria in cui tutti i ragazzi della prima squadra erano interamente partiti dal nostro stesso settore giovanile. Questo all'epoca succedeva; oggi è impensabile. Per me e per molti altri ex giocatori è stato un riferimento ineguagliabile. L'A.C. Agno era una società modello e moderna; lui, assieme a Mario Barbieri e altri, fu tra i propulsori e ideatori di questa realtà.
Per tutto quello che mi hai insegnato, grazie veramente di tutto, "Presidente"...ciao Beppo
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