Le transizioni e il calcio moderno

"ALLENARE LA PRESTAZIONE"


Allenare in situazioni di gioco (PRSV) ad alta intensità significa aumentare il ritmo di gioco: le transizioni diventano più frequenti, ovvero i passaggi dal possesso alla non possesso della palla e viceversa. Aumentano le transizioni positive e negative, che si presentano sempre in modo diverso, spesso senza preavviso, e sono inevitabilmente difficili da leggere e interpretare. Questo post approfondisce i principi e i benefici che, se allenati con costanza in situazioni specifiche durante le sedute, possono apportare vantaggi significativi alla prestazione del giocatore.
Buona Lettura.

Titolo del POST:

La partita è un ambiente dinamico e complesso, caratterizzato dal "Ciclo del Gioco": un flusso continuo che si articola in quattro fasi distinte. Queste si succedono in modo caotico, rendendo cruciale che il giocatore le riconosca durante la partita e agisca con prontezza decisionale


Affrontare il concetto di transizione nel gioco è fondamentale, poiché rappresenta un elemento chiave nell'identità tattica di una squadra. Per chiarire, definiamo il termine Transizione:
"La transizione è quel momento, spesso inaspettato e improvviso, in cui avviene un cambio di atteggiamento tattico durante una fase di gioco. È il passaggio dalla fase di possesso palla (fase offensiva) a quella di non possesso palla, e viceversa." 
Quando si verifica una transizione, è essenziale prendere decisioni rapide, condivise e sincronizzate con i compagni di squadra per mantenere efficacia e coesione. È proprio il tempo di transizione tra una fase e l'altra a essere determinante. L'allenamento mira a ridurre questo intervallo il più possibile: portarlo a zero è irrealizzabile, ma si può accelerarlo lavorando sul miglioramento della sinergia e della comunicazione tra i compagni. Senza dubbio, le partite a ranghi e spazi variabili rappresentano lo strumento di allenamento ideale. 
LE due  TRANSIZIONI

La fase di transizione negativa o difensiva: momento in cui la squadra perde la palla e passa dalla fase di possesso a quella di non possesso. 

Questa fase avviene quando la squadra perde il possesso della palla, passando dalla fase offensiva a quella difensiva. Una volta perso possesso, ci sono due principali comportamenti possibili:

  • Ripiegare collettivamente sotto la linea della palla, organizzandosi per la riconquista.
  • Simulare il ripiegamento e invece cercare l’immediato recupero della palla nella zona in cui è stata persa (riaggressione immediata o gegenpressing ).

Per quanto riguarda la transizione negativa, essa implica una reazione immediata in caso di perdita del possesso. La squadra deve ripiegare collettivamente al di sotto della linea della palla, coprendo gli spazi nella propria metà campo per organizzarsi al fine di riconquistare il possesso. In alternativa, è possibile tentare l’immediato recupero della palla nella zona in cui è stata persa, adottando un pressing alto e aggressivo. In questa fase, il giocatore deve dimostrare rapidità di pensiero nell’adattare il proprio atteggiamento mentale, passando da offensivo a difensivo.

1. Riaggressione immediata - contropressing = gegenpressing
2. Copertura e difesa della propria porta e degli spazi in particolare del corridoio centrale

La fase di transizione positiva o offensiva: momento in cui una squadra conquista la palla e passa dalla fase di non possesso a quella di possesso. 

Questa fase inizia quando una squadra riconquista il possesso della palla, passando dalla fase difensiva a quella offensiva. Richiede un rapido e deciso cambio di atteggiamento mentale e tattico. Il principio fondamentale è chiaro: uscire dalla zona di recupero palla per contrattaccare velocemente. Questo implica:

  • Precisione nell’esecuzione del passaggio d’uscita dalla zona di recupero.
  • Prontezza nel posizionamento dei compagni per supportare l’azione.

Dopo aver recuperato la palla, i comportamenti principali da adottare sono:

  • Contrattaccare in modo diretto, cercando le condizioni per concludere verso la porta.
  • Riorganizzare le posizioni sfruttando l’ampiezza, preparando una manovra più costruita.

La chiave per gestire le transizioni

Una buona gestione delle transizioni, sia positive che negative, dipende dalle competenze individuali dei giocatori, dalla qualità delle loro interazioni e dalla rapidità con cui cambiano:

  • Il pensiero tattico.
  • L’atteggiamento mentale. Intelligenza Tattica
  • Il programma motorio e cognitivo.
  • La capacità di lettura delle situazioni e l’anticipazione.

L’obiettivo principale nella transizione offensiva è uscire dalla pressione avversaria, scegliendo tra diverse opzioni:

  • Contrattaccare in verticale o in profondità.
  • Cambiare gioco per spostare l’azione su un lato opposto o meno presidiato.
  • Appoggi laterali  o in diagonale per avanzare con il supporto dei compagni.
  • Uscire  tramite sostegno, azione ritardatrice 
  • Condurre o dribblare per creare superiorità numerica.
 Le transizioni sono momenti estremamente rapidi ma decisivi, in cui non solo si gioca il possesso palla, ma anche la possibilità di segnare o subire un gol. Durante queste fasi, è fondamentale reagire immediatamente, uscendo dalla zona di recupero prima che l’avversario possa organizzarsi.

L'importanza di allenare le transizioni

Non esistono soluzioni predefinite per gestire le transizioni, poiché ogni momento di gioco è unico. Tuttavia, allenare situazioni simili durante le sessioni può aiutare i giocatori a riconoscere e reagire con decisioni efficaci. L’allenamento situazionale si rivela cruciale per simulare la complessità delle transizioni. Nel calcio moderno, la vera sfida è sviluppare una rapidità decisionale durante le transizioni. Questo significa preparare i giocatori e il collettivo a cambiare mentalità in tempi brevi. È un obiettivo difficile da raggiungere senza allenamenti basati su partite a ranghi e spazi variabili (PRSV), che rappresentano il vero istruttore, offrendo infinite possibilità di apprendimento attraverso il gioco reale.Allenare le transizioni non riguarda solo i professionisti o le categorie avanzate, ma deve iniziare fin dalla più giovane età. I bambini, con la loro vivacità e capacità di apprendimento, traggono grande beneficio dal lavorare su aspetti come attenzione, reattività e adattamento cognitivo, che sono fondamentali nelle transizioni.

Le sfide delle transizioni
Sfortunatamente, si tende a trascurare l’allenamento della fase successiva al recupero palla, il cosiddetto “nuovo possesso e attacco immediato”. Dopo un recupero, soprattutto nelle vicinanze della porta avversaria, sarebbe fondamentale allenare i giocatori a concludere rapidamente o cercare immediatamente la profondità. Spesso, però, il gioco rallenta, tornando a sostegni e passaggi, perdendo l’opportunità di sfruttare il disordine difensivo dell' avversario.

Il ruolo delle PRSV

Le PRSV (Partite a Ranghi e Spazi Variabili) sono un elemento centrale nel mio metodo di allenamento. Questi esercitazioni di gioco, caratterizzati da vincoli specifici, promuovono il gioco continuo, aumentando il numero di transizioni eseguite e simulando situazioni di alta intensità psico-fisica. Allenare le transizioni in contesti realistici consente ai giocatori di abituarsi alle dinamiche imprevedibili e alle richieste del gioco. In conclusione, il calcio moderno richiede giocatori e squadre capaci di reagire rapidamente alle transizioni, sia positive che negative. Allenare situazioni realistiche e complesse non solo migliora le competenze tecniche, ma sviluppa una mentalità flessibile e creativa, essenziale per la partita reale. Sotto presento quelle che io considero la palestra dell'apprendimento e potenziamento del carico cognitivo e conoscitivo:

PRSV di base "Navetta"


PRSV di base "No stop"

In questi contesti tattici collettivi, sia il singolo giocatore che l’intera squadra devono essere in grado non solo di percepire e anticipare le azioni di gioco, ma anche di analizzare rapidamente le dinamiche in corso per rispondere con efficacia. Ogni risposta deve mirare a sviluppare l’azione a proprio favore. Tuttavia, allenare elementi come concentrazione, attenzione e sinergia collettiva durante le transizioni di gioco rappresenta una sfida complessa. Utilizzare esercitazioni che simulano situazioni di gioco reali si rivela un vantaggio fondamentale, poiché permette agli atleti di confrontarsi con dinamiche autentiche, migliorandone le prestazioni. Il calcio è in continua evoluzione e, negli ultimi anni, l’intensità delle partite è aumentata considerevolmente. Oggi, assistiamo a incontri caratterizzati da un pressing aggressivo che consente anche a squadre meno tecnicamente dotate di competere con successo per alcuni periodi di gioco. Tuttavia, ciò che spesso manca è la capacità di finalizzare le azioni offensive: sfruttare la transizione positiva per attaccare con velocità, decisione e precisione sotto porta. In molti casi, invece, ci si accontenta della semplice riconquista della palla, rallentando il ritmo e tornando a un approccio conservativo, cercando un sostegno dietro la palla. Nel mio metodo di allenamento utilizzo le PRSV (Partite a Ranghi e Spazi Variabili), esercizi progettati con vincoli specifici che promuovono un gioco continuo senza interruzioni. Queste partite aumentano il numero di transizioni effettuate, simulando situazioni di alta e, in alcuni casi, altissima intensità psico-fisica. Questo approccio consente agli atleti di adattarsi progressivamente a condizioni particolarmente impegnative, migliorando le loro capacità di risposta nei momenti chiave della partita. Le transizioni, però, non si allenano esclusivamente con gli adulti o a partire da categorie avanzate. Al contrario, possono essere introdotte sin dalle prime fasi dell’attività calcistica, ovvero con i più piccoli. Per i giovani atleti, lavorare sulle transizioni risulta particolarmente vantaggioso, poiché richiede qualità come vivacità, reattività e velocità. Questi aspetti, oltre a migliorare l’attenzione, stimolano lo sviluppo cognitivo, ambito in cui i bambini dimostrano un’enorme capacità di apprendimento. Nonostante ciò, è raro trovare allenatori che scelgano di allenare le transizioni in modo strutturato e marcato nelle loro sedute. Questo approccio richiederebbe l’adozione di allenamenti situazionali e integrati, che sono però fondamentali per una maggiore comprensione delle infinite dinamiche delle transizioni di gioco. Solo la risoluzione di problemi simili alla partita reale potrà dare ai giocatori gli strumenti per avere in gara una chiave di lettura corretta al fine di perseguire la filosofia di gioco che la squadra e il mister vogliono portare avanti.  Insegnare ad un giocatore a riconoscere, durante l'allenamento con ripetute situazioni di gioco reali, i momenti e i modi per "cambiare tattica" significa abituarlo alla situazione e analizzare e decidere in tempi estremamente rapidi. Ciò crea una mentalità transitiva che si traduce nella capacità di percepire e anticipare l'intenzione dell'avversario, vale a dire potenziare il proprio bagaglio cognitivo.
Concludo con una semplice riflessione: penso ai palloni "di nessuno" durante una partita, ovvero quei momenti di gioco aereo non lineare, passaggi con traiettorie errate diretti a nessuno, rimpalli, respinte o situazioni in cui il pallone viene perso maldestramente. Sono tutte azioni che richiedono capacità e abilità per affrontare transizioni difficili da interpretare. Non esistono esercizi che possano replicare perfettamente questi eventi, ed è proprio per questo che diventa fondamentale inserire, nelle sessioni di allenamento, situazioni di gioco con l'avversario presente e dinamiche il più simili possibile a quelle di una partita reale. L'allenamento deve ispirarsi e rispecchiare ciò che accade nel vero contesto di gioco. Allenare le "transizioni" in situazioni di gioco significa far acquisire alla squadra dei meccanismi e dei comportamenti motori, tattici automatici, che possono essere applicati efficacemente durante una partita vera e propria, significa tramite le situazioni di gioco essere  in grado di coinvolgere tutte le dimensioni della prestazione. Aggiungo anche che con l'esperienze situazionali, presentano un numero indefinito di transizioni, porta alla conoscenza e la conoscenza porta ad una maggiore consapevolezza del gioco. Le attività situazionali che ho presentato, giocate ad alta intensità inevitabilmente l'ampiezza del movimento, la  mobilità, che avviene anche inconsciamente si associa alla forza. Dopo un carico situazionale intenso è consigliabile una PRSV compensatoria, di recupero in cui il gioco torna ad essere intermittente e l'intensità media e bassa.
PRSV di RECUPERO
Termino con una riflessione personale.
Nel corso degli anni, ho sviluppato un metodo di allenamento personale, frutto di oltre trent'anni di esperienza pratica, ricerca continua e aggiornamento costante. Quando ho iniziato ad allenare, alla fine degli anni '80, l'allenamento era concepito come una sequenza di esercizi e possessi palla prevalentemente analitici. Si sperava che, assemblando questi singoli segmenti, le prestazioni individuali e collettive migliorassero poi magicamente in gara. La seduta si concludeva quasi sempre con la classica partitella, spesso l'unico momento di gioco reale e integrato. Con l’esperienza, mi sono reso conto che quegli esercizi non erano direttamente connessi alla "causa", ovvero utili alla prestazione effettiva della partita. Ho compreso che l’aspetto situazionale, cognitivo e globale rappresentava il vero nocciolo della questione:
il "verbo" della seduta di allenamento e il principio cardine su cui fondare l'intera programmazione.

“L’allenamento si basa sul gioco, un allenamento senza gioco è un processo senza metà”

N. B. Ho recentemente completato il manuale che ha titolo "Allenare la prestazione"



Titolo "Allenare la prestazione" 

Ho completato questo manuale pensando sia a chi desidera intraprendere la carriera di allenatore, sia ai colleghi più esperti in cerca di un punto di vista differente. L'intento di questo manuale non è impartire lezioni, ma condividere un punto di vista autentico e diretto, offrendo spunti di riflessione.

Grazie

MISTEREZIO





 



 

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