Non è tutto oro ciò che luccica; "di tutto di più"
Misterezio Lorenzi "ALLENARE LA PRESTAZIONE"
In questo post riassumo un articolo che ho letto di recente e che mi ha fatto riflettere, lasciandomi anche un po' di tristezza. Ancora una volta, non mi convincono i messaggi pieni di retorica e superficialità che ascolto.. e non è sicuramente il caso di questo articolo (INTERNAZIONALE) che tenta di andare un po' in profondità. Questa è comunque una mia opinione personale, sicuramente imperfetta... 'non è tutto oro quel che luccica'. Vi invito a leggere l'articolo sul settimanale L'Internazionale, il quale mette a fuoco altre dinamiche che in questo post non rilevo.
Buona lettura
Mi è capitato tra le mani, quasi per caso, l'articolo dell'Internazionale numero 1653 del 20 febbraio 2026 intitolato "Como in vendita", che mostra come la crescita degli obiettivi raggiunti dal Como calcio rispecchi anche un’invasione non del tutto opportuna, oltre che nella città di Como anche in tutta la zona del lago. Incuriosito dal titolo e onestamente incredulo per il contenuto, ma prima di esprimere una opinione ho deciso di svolgere una piccola ricerca sulla rosa che attualmente milita in Serie A, un’indagine che poi racconto, ma prima vorrei presentare il contesto. L’incredibile scalata del Como, capace di passare dalla Serie D alla massima serie in soli sette anni, è un risultato straordinario, forse troppo poco sottolineato dalla stampa nazionale; i soldi spesi e investiti tra il 2020 e il 2025 nella squadra sono stati 136,8 milioni di euro... Non è stato un caso, ma il frutto di una programmazione mirata e competente, coincisa con l’acquisto della società da parte di due proprietari indonesiani molto ricchi. Oggi la proprietà è rappresentata dal loro uomo di fiducia, Mirwan Suwarso, 54 anni, che gestisce il club con piglio manageriale e un pò invasivo. A tal proposito, vorrei citare un dettaglio emblematico rivelato dal dirigente, con ironia, a un giornalista: "Non sapevo nemmeno che ci fosse un lago a Como quando abbiamo comprato la squadra". Sebbene gli affari siano affari, una simile dichiarazione lascia perplessi. Nella ricerca ho analizzato la provenienza dei calciatori; emerge un quadro cosmopolita: Spagna (la nazione più rappresentata), Francia, Germania, Belgio, Austria, Grecia, Svezia, Kosovo, Argentina, Brasile, Senegal e Croazia. Dopo i movimenti di mercato di gennaio, i superstiti italiani si riducono a tre: Edoardo Goldaniga, Luca Mazzitelli e Mauro Vigorito. Di questi, solo Goldaniga ha collezionato qualche spezzone di partita, scomparendo dai radar nelle ultime uscite a causa di un infortunio. Il Como è la squadra con meno giocatori italiani schierati in tutta la Serie A. Viene da chiedersi: siamo di fronte a un miracolo sportivo o a un’invasione straniera che maschera un declino culturale? A Como, come negli affari, la convenienza economica e il turismo sembrano giustificare ogni mezzo. Questo modello ha alimentato un turismo di massa e immobiliare d'élite, dove oltre alla partita si cercano incontri con i giocatori, esperienze culinarie esclusive, giri in idrovolante o in yacht. Un divertimento per pochi, che ha trasformato Como in un "brand globale del lusso". L'articolo prosegue affermando: "Oggi Como rappresenta un caso unico in Italia, e non solo per il calcio. La città è diventata il simbolo delle sfide di un’Europa in trasformazione, dove il paesaggio si trasforma in marchio commerciale e il turismo di massa ridisegna l'identità dei territori".Ciò che l'articolo intende trasmettere è che, purtroppo, questi investimenti non riguardano solo la squadra, ma si estendono ad ampio raggio, favorendo sempre le solite élite". Per capire meglio vi invito a leggere il pezzo, ma nel frattempo vorrei sottoporvi alcune riflessioni con finalità sportive. Una riguarda la voglia di riscatto e di vittoria del Como e dei suoi tifosi: un sentimento comprensibile, in corsa anche ma che personalmente non giustifico nei modi. Guardando al puro aspetto sportivo, mi sbaglierò, ma mi sembra che il raggiungimento del risultato giustifichi ogni mezzo, al punto che in squadra i giocatori italiani sono ormai rarissimi, se non del tutto assenti. Nel frattempo, la nostra Nazionale ha saltato due Mondiali e rimane appesa a un filo per i prossimi. Tuttavia, la carenza di calciatori italiani non è un fenomeno isolato: il Como è un caso esasperato, ma non l'unico. Io, da tifoso del Torino, noto che nonostante il club appartenga a un imprenditore italiano, nell'ultima partita contro il Genoa (persa amaramente per 3-0) in campo c'era solo un italiano Alberto Paleari, il portiere. Ultimamente la stampa nazionale si concentra molto sulla qualità scadente degli arbitri, sulle polemiche legate al VAR e sulla scarsa chiarezza dei regolamenti. Sono temi certamente importanti, ma credo che cambiare mentalità per tutelare e far giocare i talenti nostrani sia un passo imprescindibile se vogliamo davvero salvare la nostra Nazionale. Ad oggi, sinceramente, molti investitori stranieri non mi convincono: l’acquisto spropositato di calciatori dall'estero, spesso di qualità discutibile, finisce inevitabilmente per soffocare i nostri giovani. Non sono contrario allo straniero a prescindere, ma penso che questo sistema non debba penalizzare l'intero movimento calcistico italiano, attività di base comprese, come invece sta accadendo da molti anni. Per capovolgere questa logica, vorrei portare l'attenzione sulla realtà del Vicenza Calcio in Serie C. In netto contrasto con i casi di Como e Torino, la rosa biancorossa per la stagione 2025-2026 si distingue per una fortissima base italiana. Al 24 febbraio 2026, la squadra conta infatti solo 3 stranieri su un totale di 25 giocatori (appena il 12% della rosa), risultando una delle compagini più "nazionali" del nostro calcio professionistico. Il Vicenza è al suo quarto anno consecutivo in categoria e, dopo l'amarezza di tre playoff persi, si trova finalmente al primo posto con ben sedici punti di vantaggio sulla seconda. Evidentemente la società ha fatto tesoro dell'esperienza accumulata nelle scorse stagioni; inoltre, la proprietà guidata da Renzo Rosso ha garantito solidità ricapitalizzando ogni anno per coprire i bilanci, senza però cedere la tentazione ad acquisti esagerati o snaturare l'identità italiana del club. Un percorso più lungo che ha certamente suscitato qualche perplessità tra i tifosi, fra l'altro molto presenti e numerosi, ma che si è rivelato vincente nei fatti. Dimostra una programmazione graduale e costante negli intenti, priva di eccessi e sicuramente dirigenti competenti e capaci. Sento che questa realtà mi appartiene profondamente, poiché rispecchia i valori in cui credo. Magari nella stagione prossima, se il Vicenza riesce ad andare in Serie B, non farà grandi acquisti dispendiosi, ma per me va bene così.
Grazie
MisterEzio
N.B. E' possibile anche seguire il podcast presente nel mio canale YOUTUBE @misterezio1963

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